mercoledì 12 luglio 2017

Segnalazione "Seven Dreams" di Giovanni Magliulo

Ciao a tutti! E'da un po'di tempo che non scrivo sul blog, lo so. Tanto per cambiare ho avuto un periodo molto impegnato. Ma ho in mente di ampliarlo, di aprire nuove rubriche... ma tempo al tempo. Oggi intanto vi lascio con la segnalazione di "Seven Dreams", un fantasy di Giovanni Magliulo edito da Panesi Edizioni. C'è anche un breve ma interessante estratto. Buona lettura!

Sinossi: Un gladiatore, un operaio del Nevada, il capo di una tribù africana, un orco cannibale, un’esperta di veleni, un rettile in grado di sputare acido e un enigmatico cavaliere sadico vengono strappati alle rispettive realtà e richiamati dal mago Eris nel regno di Duryan. Al gruppo viene affidata la missione di assassinare Wizen, un incantatore sul punto di aprire un varco tra le dimensioni allo scopo di muovere il proprio esercito alla conquista di tutti i mondi. Lo sforzo per il sortilegio appena lanciato uccide Eris, che prima di morire confida ai sette prescelti di aver legato le loro anime con un incantesimo, allo scopo di obbligarli a collaborare: se anche uno solo dovesse morire, allora morirebbero tutti. Con l’unica speranza di tornare alle rispettive realtà riposta nelle mani dello stesso Wizen, ai prescelti non rimane che tentare di sopravvivere tanto ai pericoli provenienti da un mondo sconosciuto quanto alle loro stesse personalità disturbate.

Estratto: "Era notte inoltrata e Auriel giaceva nel suo letto, sdraiato su un fianco, spalle alla porta. Nella stanza immersa nell'oscurità uno spiraglio di luce squarciò con delicatezza le tenebre. Durò un attimo, poi il nero riavvolse la stanza.Caos era entrato.
I tintinnii dei finimenti che avevano accompagnato i suoi movimenti erano ora del tutto assenti. Un passo dopo l'altro, il cavaliere si avvicinò al letto a baldacchino, con il piccolo demone ritto in cima all'elmo che sogghignava, le manine strette intorno alle corna. Caos sganciò il mazzafrusto, scostò le tende e sospese le sfere chiodate a pochi centimetri dalla testa del re.
«Nell'angolo», sussurrò il diavoletto.
L'elmo compì una lenta rotazione e si fissò sul punto indicatogli. C'era un'ombra ancora più scura del buio che la circondava e, a mezz'aria, due indistinte macchie bianche.
Occhi.
Occhi nelle tenebre."


Nota biografica: Giovanni Magliulo è nato a Torre del Greco, in provincia di Napoli, nel 1987. Ha firmato diversi articoli per il blog di informazione indipendente La Formica Argentina e per il portale di viaggio TravelWeAre. Attualmente lavora come consulente nel campo dell'Information&Communication Technology. Seven Dreams è il suo romanzo d'esordio.

Titolo: Seven Dreams

Autore: Giovanni Magliulo

Editore: Panesi Edizioni

Genere: Fantasy

Pagine: 300

Link acquisto:



sabato 3 giugno 2017

Recensione a "Il gioco indiscreto di Xuan": l'ironia sull'Occidentalizzazione in Vietnam


Premessa doverosa: ho scoperto la piccola perla che nelle righe sotto recensirò al Salone del Libro di Torino, più precisamente allo stand di O barra O edizioni, una casa editrice che si occupa molto (ma non solo) di letteratura dell'Estremo Oriente. Ronzavo attorno al loro banchetto insieme a due amici, quando ho sentito un uomo, non so se un dipendente o il titolare dell'azienda, dire a una delle persone che mi accompagnava:"Questo è uno dei miei libri preferiti. Parla dell'occupazione francese del Vietnam prima della seconda guerra mondiale. È parecchio ironico". Pochi minuti dopo ho letto la prima pagina di quell'opera, e ho deciso che doveva essere mia.

Sto parlando de "Il gioco indiscreto di Xuan", scritto da Vu Trong Phung. Il romanzo fu pubblicato nel 1936, presto censurato dalle autorità vietnamite e riabilitato solo nel 1986. L'autore a quanto ci è noto è deceduto nel 1939 a soli ventisei anni per tubercolosi: un vero peccato, perché avrebbe potuto partorire altri capolavori come il libro del quale adesso vi parlerò più nel dettaglio.

Come detto, il romanzo è ambientato in Vietnam, al tempo dell'occupazione francese. Il protagonista è Xuan, un giovanotto locale che rimane presto orfano e si trova a svolgere i lavori più umili per tirare a campare. Uno di questi consiste nel fare il raccattapalle in un circolo tennistico frequentato dalla buona borghesia vietnamita. Da qui, a causa di un comportamento poco corretto del quale viene accusato (ma non vi dico di cosa si tratta),  Xuan viene cacciato. Prima che torni all'accattonaggio viene salvato da un personaggio, la Vedova del Vicedoganiere, che lo introduce all'interno di quella borghesia vietnamita che cerca a tutti i costi di civilizzarsi, di occidentalizzarsi. Grazie al suo charme sulle donne e alle sue capacità affabulatorie, Xuan compierà una vera e propria scalata sociale che lo porterà molto in alto, ma preferisco non svelare altro, per non togliere al lettore il gusto di scoprire quale sarà l'esito delle vicende di Xuan.

Spesso, quando si parla di letteratura dell'Estremo Oriente, il lettore occidentale è portato a immaginarsi forme di scritture auliche, spirituali, al limite dello zen. In "Il gioco indiscreto di Xuan" non c'è nulla di tutto questo. Le descrizioni sono quasi del tutto assenti, l'intreccio prosegue soprattutto grazie ai dialoghi fra i personaggi. E le conversazioni sono spesso sporche, condite di parolacce, volgarità, ambiguità. Il tutto coerente con lo spirito dell'opera e dell'autore.

La maestria di Vu Trong Phung sta nel dare al suo racconto un tono ironico, che spesso sfiora il grottesco e addirittura il demenziale, senza però cadere mai nel ridicolo o nella perdita di credibilità. È questo lo spirito di fondo del libro. Oggetto della sua ironia è la colonizzazione francese. O ancora meglio, quella parte di popolazione vietnamita che crede nell'Occidentalizzazione e nella Civilizzazione europeista come obiettivo da perseguire per la società. Da cosa lo si comprende? Ancora una volta, per non sottrarre agli interessati il gusto della lettura, non farò riferimenti a scene specifiche che costituiscono la trama dell'opera. Basterà solo dire che per molti degli uomini e delle donne che costituiscono la classe sociale tifante per l'occidentalizzazione, essa è un fenomeno positivo solo quando porta alla modernizzazione e alla corruzione dei costumi degli altri. Ma guai, quando gli effetti amorali della civilizzazione varcano la soglia del proprio focolare domestico!

È evidente, lungo tutto l'arco della narrazione, che Vu Trong Phung non vedeva troppo di buon occhio questa presunta civilizzazione. Le situazioni presentate, come già detto al limite del paradossale, suscitano ilarità, ma il lettore, spinto dall'ironia dell'autore, dovrebbe essere portato a interrogarsi sulle conseguenze della globalizzazione, del colonialismo e dell'occidentalizzazione nelle società che in passato sono state sottomesse all'Occidente. Il testo di Phung è talmente un classico ad Hanoi che viene adottato come testo scolastico. Se fossi un insegnante, non esiterei a proporlo anche nelle aule italiane: perché non annoia mai, è divertente, la lettura scorre e perché offre un buon quadro del Vietnam "francese", la cui memoria è oscurata dai ricordi, ancora più tragici, del Vietnam "americano". Una lettura assolutamente da non perdere.

sabato 8 aprile 2017

Segnalazione "La sonata della vendetta" di Marika Bernard

Caspita, da quanto tempo è che non scrivevo sul blog? Troppi viaggi, troppi esami, troppe cose da fare, in generale. Vediamo un po'di ricominciare e di recuperare il (tanto) tempo perduto. Oggi segnalo un romanzo di genere dark, pubblicato per l'appunto da Dark Zone e scritto da Marika Bernard: si tratta di "La sonata della vendetta". Ecco a voi tutte le informazioni necessarie, e buona lettura!


Trama:

L’uomo è pesante e gretto. Ha mani da scaricatore di porto e non sa niente di musica. È entrato nella soffitta poco dopo la morte del bisnonno, ma solo per vedere se poteva sgraffignare qualcosa. Il violino era lì, e sembrava lo aspettasse. Nascosto, ma non poi così bene. Paziente, da anni. In attesa… Quando l’uomo lo afferra, tutto cambia. Tra le calli di Venezia e il lento fluire dell’acqua del Canale, cominciano a diffondersi note suonate con maestria. Qualcuno sta tornando, piano, in punta di piedi. Sta riprendendo vita, e lo fa impossessandosi di quella dell’uomo. E mentre le note della Sonata a Kreutzer sfociano nell’Adagio, l’identità dell’uomo si spacca, andando in frantumi come uno specchio. La sonata della vendetta è la storia di una trasformazione, di un ritorno che ha il sapore di una rivalsa, di un antico dolore mai sepolto che chiede a gran voce una rivincita.


· Formato: Cartaceo ed ebook
· Lunghezza stampa: cartaceo 116; ebook Amazon 87
· Editore: Dark Zone;
· Lingua: Italiano ·
  Link: cartaceo: http://www.dark-zone.it/prodotto/la-sonata-della-vendetta/ ebook: https://www.amazon.it/Sonata-della-Vendetta-storia-maledetta-ebook/dp/B06XFWYNXR



L’autrice:


Marika Bernard è nata nei primi anni ottanta in un piccolo paese di una valle caratteristica nel Trentino Alto Adige. Da sempre appassionata di libri, inizia a passare i pomeriggi a scarabocchiare, prendere appunti, buttar giù delle idee perché “non si sa mai”. Eclettica, passa dal thriller alle storie per bambini, dal romance al noir. Le basta scrivere… tanto, sempre, di tutto.

venerdì 2 settembre 2016

Charlie Hebdo e gli italiani: ovvero, facile fare i satirici con le disgrazie degli altri



 Conscio che con questo articolo potrei perdere tantissimi lettori e una larga fetta di amici, vi espongo il mio pensiero sulla vignetta di Charlie Hebdo riguardante il sisma del centro Italia.


Siamo chiari fin da subito. Se l'Italia non è un Paese per giovani, Charlie Hebdo non è una rivista per stomaci deboli. La sua satira è sempre stata sferzante, provocatoria, offensiva e diverse volte anche blasfema.
Conosciamo tutti la storia di Charlie Hebdo. E sappiamo tutti cosa successe all'interno della redazione in quei tragici giorni di gennaio 2015. Il mondo venne subito smosso da un'ondata di sdegno. Su tutti i social si diffuse l'hashtag "jesuischarlie". E chi condivideva questo hashtag, nella maggior parte dei casi, non esprimeva solo lutto per quello che era capitato ai vignettisti di Charlie Hebdo, ma sosteneva anche quella che era la politica editoriale del giornale. Libertà di espressione e di satira senza alcun limite. Nessun problema, quindi, a pubblicare un Maometto dalla forma fallica e un altro che ha rapporti anali con Gesù Cristo.
 In questi ultimi giorni una vignetta di CH ha suscitato particolare scalpore all'interno dell'opinione pubblica italiana. Oggetto della satira dei francesi è, stavolta, il terremoto in centro Italia. Una illustrazione che ha indignato tantissime persone. Perché? "E'di cattivo gusto paragonare trecento morti a piatti di penne al sugo e lasagne" dicono praticamente tutti.
 Ebbene, a queste persone io dico:"Buongiorno". Perché sono cascate dal pero. E, soprattutto, perché molti di questi elementi avevano in passato sostenuto Charlie. Non si sono mai accorte che questo è il tipo di satira che porta avanti Hebdo? Nulla da dire contro le vignette su Maometto, contro quelle su Alan Kurdi o, addirittura, contro quelle sulla strage di Nizza. Ma guai se la satira cattiva invade l'orticello di casa nostra e parla delle nostre disgrazie. No, questo non si fa, miei cari francesi.
 Certo, qualcuno dirà che si può sempre cambiare idea. Che chi ha sostenuto CH all'epoca non ha il dovere di approvarlo anche adesso. Ci si può sempre ripensare. Questa replica, rispondo io, non ha alcun senso. Perché il ripensamento parte proprio dal fatto che, come già ho spiegato, molti di quelli che parteciparono alla campagna "jesuischarlie" dopo gli attentati condividevano il  concetto di satira della rivista. Altri invece, passato il clamore mediatico, hanno ripreso ad ignorarla, come facevano prima. E si sono quindi persi altre perle, che avrebbero potuto far discutere, come quelle su Nizza, Kurdi e Maometto. Chi oggi dice:"Sostenevo Charlie Hebdo ai tempi degli attentati ma oggi lo critico per la vignetta al terremoto che potevano risparmiarsi" pecca, a mio modo di vedere, o di incoerenza o di disinformazione. Allorché non abbia appoggiato la rivista solo in quanto vittima di atto violento, senza dare assenso alla suo modello di satira. O si è sempre Charlie o non lo si è mai.
 Parliamo adesso della vignetta. Molti la criticano perché non fa ridere. Io non credo che una vignetta satirica debba far ridere. Penso che, piuttosto, debba strappare un sorriso amaro (che non è affatto una risata) e indurre alla riflessione. Molte persone, a mio modo di vedere, si sono fermate all'apparenza, nel giudicare l'illustrazione. Il messaggio che c'è dietro, però, è a mio modo di vedere giusto. Il titolo del disegno è, tradotto "Sisma all'italiana". Il che mi induce a pensare che l'ideatore stesse pensando non al terremoto di pochi giorni fa ma, più in generale, a come questo evento naturale viene vissuto in Italia. Secondo aspetto: il riferimento ai piatti tipici della nostra nazione. Sono scritti sopra le vittime. Cosa può voler dire? Forse che politici e imprenditori "mangeranno" su questa ennesima tragedia come hanno già fatto in passato? Credo che questa sia l'interpretazione corretta. Considerata anche la risposta della rivista francese alle polemiche sul web:"Non siamo noi a costruire i palazzi in Italia, è la mafia".
Certo, di una cosa, però, si può accusare il giornale francese: se questo è il messaggio, non traspare per niente bene dai disegni che, quindi, sono ben poco comunicativi e fraintendibili. Ergo, ad una lettura superficiale essi possono effettivamente comunicare una presa per i fondelli ai terremotati.
 La mia posizione su Charlie? Ho lo stomaco un po'deboluccio. Difenderò comunque il loro diritto a fare satira come preferiscono, e il mio a criticarli ogni volta che voglio.  

lunedì 29 agosto 2016

Recensione di "Non tutto è come sembra" di Ornella Nalon

Salve a tutti (di nuovo)! Stamattina mi sento male, ho raffreddore e mal di gola, quindi visita dal medico, niente studio e un po'di tempo per dedicarmi al blog. Oggi vi presento la recensione di "Non tutto è come sembra" di Ornella Nalon, 0111 Edizioni. Un buon romanzo "classico". Perché lo definisco così? Leggete la recensione e scopritelo.

Giovanni Colucci, campano emigrato in Veneto, è un maresciallo dei carabinieri. Un giorno deve vedersela con quello che sembra un banale incidente stradale, nel quale ha perso la vita Giancarlo Visconti, uno psicologo. La tesi del semplice incidente non convince però del tutto Colucci, che decide di indagare meglio sull'evento. Considerato anche che, nei mesi precedenti, altri due psicologi sono morti in circostanze non del tutto trasparenti.
"Non tutto è come sembra" è un poliziesco che segue due linee narrative. Nella prima si racconta delle indagini del maresciallo Colucci; nella seconda si narra invece della sua vita privata e del suo passato. Dai quartieri difficili di Napoli agli amici finiti a parteggiare con la camorra, dal matrimonio alla nascita dell'adorata figlia fino al divorzio e alle scappatelle.
Entrambi i filoni narrativi sono scritti in un buon italiano, che rende scorrevole la lettura dell'opera. La struttura del romanzo è abbastanza semplice: undici capitoli scritti tutti al passato remoto e in terza persona. Anche questo aspetto facilita il lettore nel seguire gli sviluppi della trama. La figura psicologica del maresciallo Colucci è analizzata con una precisione che rende credibile il personaggio principale dello scritto.
L'indagine del maresciallo Colucci ha, ovviamente, il suo colpevole. E qui Ornella Nalon mostra la sua bravura nel tenercelo nascosto fino all'ultimo, disseminando le ricerche di Colucci di numerose false piste. Il romanzo, soprattutto nelle sue fasi finali, è caratterizzato dalla giusta tensione narrativa.
Forse, però, il libro perde qualcosa sotto l'aspetto dell'originalità. Piccola premessa: non sono un avido lettore di gialli-polizieschi, quindi forse la mia opinione dipende anche da una non elevata conoscenza del genere. Manca comunque, a mio modo di vedere, una scintilla, stilistica o narrativa, che renda "Non tutto è come sembra" diverso dagli altri romanzi del suo genere. Da questo punto di vista lo scritto appare un po'troppo classico. Un peccato: Ornella Nalon, con la penna che si ritrova, avrebbe potuto secondo me osare qualcosa di più.
In ogni caso, "Non tutto è come sembra" resta un romanzo interessante e ben scritto che merita sicuramente di essere letto.

venerdì 26 agosto 2016

Recensione "Phoenix - Operazione Parrot" di Francesca Rossini

Salve a tutti. E'da un po'che non scrivo sul blog, inutile dire che quest'estate sono stato molto "impegnato" e che ora ho ripreso a studiare per dare un esame a settembre. In ogni caso, vi lascio la recensione di Phoenix - Operazione Parrot di Francesca Rossini, edizioni Lettere Animate. Buona lettura!



Phoenix-Operazione Parrot è il primo romanzo di Francesca Rossini. Già nella sua prima opera l'autrice ha messo in mostra quelle che sono le sue migliori qualità.
 In primis, la Rossini ha avuto il coraggio di affrontare una fase storica non molto lontana, quella della Guerra Fredda, ma comunque ancora oggi parecchio controversa. E l'ha fatto in modo convincente. Una cosa che non sopporto in un romanzo storico è -ovviamente- la pessima ricostruzione storica. Oltre le righe di Phoenix-Operazione Parrot si nota invece un lavoro di documentazione senza dubbio apprezzabile.
La storia è ambientata all'inizio degli anni '80, in una fase di revival della Guerra Fredda dovuta alle presidenze di Reagan e di Thatcher, non proprio due teneroni nei rapporti con l'Unione Sovietica. Protagonisti sono Clay, agente dei servizi segreti americani dagli atteggiamenti da playboy, e Leila Lane, infermiera, collaboratrice in incognito dei servizi statunitensi e donna dalla vita familiare alquanto convulsa. Sogno di Leila è quella di entrare ufficialmente nei servizi, per rompere anche con la monotonia della propria vita. Una sera Clay deve svolgere una missione nell'ospedale in cui lavoro Leila: catturare una spia sovietica sotto copertura, Vinogradov, col quale ha un vecchio conto in sospeso. La missione, però, non va come previsto. Clay si ritrova a dover lavorare per settimane fianco a fianco con Leila, che in un primo momento mostra tutta la sua inesperienza nel campo dello spionaggio, ma risulta poi decisiva per gli sviluppi successivi dell'intreccio. Questi ultimi vedranno la "strana coppia" in missione anche in Europa e impelagarsi in una difficile relazioni sentimentale del tipo "2+1".
 L'intero romanzo è scritto in un buon italiano, ed è dotato di una struttura lineare e semplice, che rende l'opera scorrevole. Il lettore non ha alcuna difficoltà a seguire gli sviluppi della narrazione. Un altro aspetto encomiabile di "Phoenix - Operazione Parrot" è la caratterizzazione dei personaggi. I risvolti psicologici dei principali protagonisti (Clay, ad esempio, ha una storia crudele alle spalle ed è meno superficiale di quanto darebbe a vedere) vengono analizzati in modo interessante, senza cadere però nell'eccesso e nella pesantezza. Dall'inizio alla fine della vicenda, inoltre, essi mutano, maturano, non rimangono mai uguali a sé stessi; sono, da questo punto di vista, veri.
"Phoenix - Operazione Parrot" è un romanzo che risalta nel suo genere, e che senza dubbio non farà annoiare i lettori che decideranno di dargli una possibilità. 

mercoledì 13 luglio 2016

La scoperta delle mandorle e la cultura del silenzio (che non esiste)



Ultimamente mia madre ha intrapreso una dieta che la porta, ogni mattina a colazione, a mangiare delle mandorle. Qualche giorno fa ne ho assaggiate alcune, e le ho trovate buonissime. Così da qualche pomeriggio a questa parte mi abboffo di mandorle e ho ben poco tempo per parlare: la mia bocca è impegnata a masticare.
 Che cosa significa questo piccolo aneddoto? Molto semplicemente, che il silenzio è una cosa davvero importante.
 Bisogna imparare a stare zitti, in alcune circostanze. Bisogna riconoscere le circostanze in cui è necessario collegare il cervello alla bocca, prima di parlare. In passato sono state combattute guerre feroci, sono stati versati ettolitri di sangue per il sacrosanto diritto di parola. Avere il diritto di parola, però, non necessariamente implica il dovere di dire la propria. Almeno, non subito.
 Nel silenzio si legge, e si apprende, con maggiore tranquillità. Si ascolta, e si impara, con più ampia attenzione e profitti più alti.
 Ma perché dico questo? Perché ogni santa volta che succede un evento drammatico tutti i cittadini del pianeta Italia sentono l'impellente bisogno di dire la propria. Anche senza capire un cavolo dell'argomento in questione. Senza nemmeno aver provato a capirci qualcosa, documentandosi cinque minuti su una Wikipedia qualsiasi.
Ci sono gli attacchi al Bataclan e a Bruxelles? Improvvisamente tutti diventano esperti di sicurezza e intelligence internazionale.
 C'è la Brexit? E tutti si trasformano in esperti di economia e storia dell'integrazione europea.
 C'è uno scontro fra due treni sulla linea Bari-Barletta della Ferrotramviaria? Tutti provetti ferrovieri, all'improvviso.
  
E'un atteggiamento che pregiudica la qualità del dibattito pubblico, fondamentale, in una democrazia. Inviterei tutti i sapientoni di turno a documentarsi per almeno 24 ore, dopo una tragedia, per poi esprimere la propria modesta opinione. Senza la pretesa di aver ragione, magari.
 Ma non ce l'ho solamente con i comuni mortali. Me la prendo anche con i nostri rappresentanti che, appartenendo giustamente a classici partiti o movimenti acchiappatutti, sguazzano in queste tragedie come maiali nel fango dimostrando, per l'appunto, di essere degli animali. Mi viene in mente Salvini, che si sfregava le mani dopo le esplosioni in Belgio e, mentre la conta dei morti non era ancora terminata, già propagandava contro l'Unione e, ovviamente, contro Renzi.
 Ma penso anche ai rappresentanti del Movimento 5 Stelle. Che non hanno perso l'occasione, forse spinti anche dalla voglia di sfruttare la scia dei loro recenti successi elettorali, per sputare in faccia al Governo marciando sui cadaveri delle vittime dell'ultimo tragico incidente ferroviario. Tutto, ovviamente, quando ancora nemmeno si sapeva il numero preciso di deceduti e feriti. Puntando il dito, tra l'altro, contro l'argomento sbagliato. Ebbene sì: il problema che ha causato l'incidente non è stato il maledetto binario unico (ma loro avevano davvero tanta fretta di esercitare il vostro presunto "obbligo di parola",non potevano aspettare dieci ore in più).

Volete sapere perché?
 Fate silenzio e leggete. Ascoltatevi. Documentatevi.
Mangiate mandorle.
 Ma fatelo in silenzio.

 I morti non vanno disturbati.